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PopolArea | dicembre 2009

Un buon Natale anche per l'Italia
(di Lino Duilio)

L’anno che verrà. Come sarà l’anno che verrà?
Man mano che ci avviciniamo alle festività natalizie, con quell’atmosfera un poco magica che le circonda, il pensiero va all’anno che scopriamo trascorso, veloce come un lampo, e soprattutto all’anno che stiamo per iniziare, per tutti carico di attese e di speranze.
Individualmente, credo che ciascuno si riprometta di migliorare la propria condizione, di realizzare dei progetti, di far tesoro delle esperienze maturate, di conseguire obiettivi e realizzare avanzamenti su piani diversi. E’un concentrato di pensieri che si estende naturalmente alle persone care, dalla sfera familiare a quella amicale, a quella sentimentale.
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Una famiglia su tre assi
(di Giuseppe Gario)
Andrea Brandolini, del Servizio Studi di Banca d’Italia, il 21 aprile scorso è stato sentito in Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui redditi di lavoro e sulla redistribuzione della ricchezza in Italia. Ha poi pubblicato un articolo sul numero 4/2009 de il Mulino. Lo studio è importante per capire le preoccupazioni degli italiani, che le coreografie politiche mascherano invece di porre in rilievo.
Protagonista è la famiglia italiana sotto il profilo del reddito e la chiave di volta è a fine articolo, nell’osservazione, nota ma spesso dimenticata, che la famiglia cade in povertà se non ha risorse patrimoniali sufficienti a garantire il minimo sia pure per un breve tempo, perché la rete di protezione sociale è molto debole.
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Segnali marchi e simboli

(di Dimitri Sala)
Abbiamo bisogno di comunicare. Tutti, anche per le cose più elementari. Nessuno basta a se stesso e anche le persone meno socievoli sono costrette al contatto con il mondo intorno a loro.
Elemento fondamentale per la comunicazione sono i segni. Principalmente i segnali auditivi grazie ai quali siamo in grado di capire le persone che parlano la nostra stessa lingua. Tra persone di lingua diversa è possibile capirsi utilizzando segnali diversi come un gesto o una rappresentazione grafica. La necessità di capirsi ma ancor più quella di identificarsi produce un'evoluzione del segnale in marchio.
Sotto lo stesso marchio si può identificare uno stesso gruppo di individui o di cose. Vi è un principio di aggregazione nei marchi che supera la caratteristica puramente informativa del segno o segnale.
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